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Sono ancora vivo.... e questo mi basta.

lunedì 10 ottobre 2011

Vercelli Punk


SOPRA IL PUNK LA CAPRA CAMP - SOTTO IL PUNK LA CAPRA CREP

Sorella Maldestra - "La vita non è bella se non puzza di scella"
1980 (Martedì 22 Aprile) anche a Vercelli arriva il Punk. In una serata, organizzata col patrocinio del comune in un grande teatro, si esibiscono alcuni gruppi Punk, tutti rigorosamente di Vercelli e dintorni (almeno credo), star della serata sono i "Sorella Maldestra" (grande nome!!!) autori di una cassetta intitolata "Cadavere" (grande titolo!!!) dove c'è la mitica "Io sono un Freak (e spacco tutto con il Crick)" (grande pezzo!!!). Come si conviene alle star sono gli ultimi a salire sul palco e la loro esibizione è sostenuta da un gruppo di fans (amici e parenti) nelle prime file, in effetti sono i più bravi. Di loro conservo ancora la cassetta ed oggi avrei voluto risentirla ma .... mi sono accorto di non avere più un registratore a cassette!

Sorella Maldestra - Mi pare che il cantante lo chiamassero "Naso"
Prima di loro salgono sul palco tre o quattro gruppi sconosciuti di cui non ricordo neanche il nome, uno è anche piuttosto interessante mentre un altro è veramente disastroso (apprendo da Rinaldo trattasi dei "Fluido Rock"),  il cantante ad un certo punto si avvicina al microfono con aria minacciosa e con voce schifata presenta il nuovo brano "questo pezzo si chiama..... Latteeeeeee!!!" prende un pacchetto di latte e lo apre coi denti, il liquido finisce per terra e sui fari del boccascena.... fumi e lampi!!!... Corto Circuito!!! tutto si ferma .... gli altri sul palco lo guardano con disapprovazione come a dirgli "Deficiente.... guarda che cazzo hai combinato! Tu e il tuo Latteeeee!!" Dopo una ventina di minuti di febbrili andirivieni di tecnici per fortuna si riparte. Più tardi l'autore di tale scempio risale sul palco in lacrime.... perchè doveva pagare i danni provocati ai faretti del boccascena!!!! Poverino!

Questi sono quelli del "Latteeee!" (Fluido Rock)
Ecco il fatidico momento del "Latteeee!" 
Ed ecco come si presentava il palco subito dopo il fatidico momento del "Latteeee!"
Il Chitarrista di quelli del "Latteeee!" (Fluido Rock)


Tre scatti di quelli "piuttosto interessanti" (Forse sono i "Leciolles")

Altro gruppo senza un nome (Questi forse sono i Wasps)
Da un articolo su "La Stampa" di Torino (Giovedì 24 Aprile - Cronaca di Vercelli) apprendo che i gruppi coinvolti nella serata erano sei: Sorella Maldestra, Kortocirkuito, Fluido Rock, Crak, Leciolles e Wasps. Quelli che definisco "piuttosto interessanti" credo siano i Leciolles

lunedì 3 ottobre 2011

Venezia

Questa gita a Venezia è stata l'unica vacanza che ho fatto con la mia mamma, a parte qualche sporadica gita domenicale in Valle D'Aosta.
La mia mamma, io, mia cugina Mirella e la zia Lina in gita a Venezia negli anni sessanta.
Notare che non ho i calzini, quel giorno è forse l'unico di tutta la mia adolescenza in cui non indosso i calzini, da ragazzino avevo una strano "pudore" per i miei piedi, non volevo che nessuno li vedesse (quasi come per il "pisellino") e quindi portavo sempre i calzini che non toglievo assolutamente mai di fronte a qualcuno.
Quel giorno fui quasi costretto a non metterli e girai per tutto il tempo con un senso di vergogna cercando di non guardarli per non sentirmi ancora più a disagio. Meno male che era l'ultimo giorno della gita!!!!
Il berretto era bianco e rosso, io normalmente non portavo berretti e con quel coso in testa mi sentivo un gelataio, anche questo mi venne imposto per il sole (forse che il sole di Venezia fosse diverso da quello di Cavagnolo? Mah!!!)
Questo è stato il mio primo bagno in mare, passeranno quasi 30 anni prima del secondo (ed anche ultimo) che si verificherà durante una vacanza in Sardegna nel 1993.
In questa foto anche lo zio Roberto (per gli amici Bertu)
Ed eccomi in Piazza San Marco, secco come un chiodo con quelle gambette che sembravano grissini e, come si può ben vedere, con gli inseparabili calzini a coprire le "vergogne".
Il motivo per cui la maggior parte delle persone decide di andare a Venezia e per dar da mangiare ai piccioni.... credo che tutti quelli che sono stati a Venezia abbiano una foto come questa, a riprova di ciò notare dietro di noi un altra famigliola in posa col padre impegnato nello scatto, però non stanno dando da mangiare ai piccioni.... ma sicuramente ne faranno un altra.

domenica 2 ottobre 2011

Il concerto più.... commovente!

Siamo nel marzo del 1973 quando i Traffic di Steve Winwood fanno tappa a Torino per un memorabile concerto al Palasport. Fuori gli immancabili scontri tra polizia ed autonomi che si protraggono durante tutto il concerto, io stò sulle gradinate di fronte al palco, ad un certo punto vediamo quelli che stavano sopra di noi scendere precipitosamente, alcune vetrate erano state infrante dai sassi lanciati dagli autonomi ed il gas dei lacrimogeni cominciava ad entrare all' interno, dopo circa un quarto d'ora tutto il palasport piangeva, compresi i musicisti sul palco, per il bis infatti Winwood e compagni si ripresentano sul palco con occhiali neri ed eseguirono "John Barleycorn" tra i singhiozzi.... veramente commovente!

Di spalla gli Sharks dell'ex Free Andy Frazer (che vennero fischiati a prescindere) che ricordo molto vagamente.

giovedì 29 settembre 2011

Vestito alla marinara


Un pomeriggio mia madre mi fece indossare questo bel vestito da marinaretto e mi portò da Munsu Varese, un signore alto magro e dai capelli bianchi che faceva il fotografo, credo volesse immortalare i miei 5 anni, mi scattarono una dozzina di foto e questa con l' elefantino è quella che preferisco.
Ricordo che mia madre parlava Italiano con Munsu Varese, la cosa mi stupiva perchè l' italiano per noi era una "lingua straniera" che si usava solo coi forestieri ed in certi casi con le autorità del paese, in famiglia e tra paesani si parlava solo ed esclusivamente in dialetto.
A scuola mi sembrava di essere all' estero, tutti parlavano italiano ed all' inizio feci molta fatica ad adeguarmi, come molti altri bambini, tendevo ad italianizzare i termini dialettali e quindi venivano fuori neologismi come "Potagerro", "Imbossore", "Fruglio", "Articiocco" e la sedia continuò ad essere la "cadrega" per un bel po'.

Mash se ne frega


Ecco un altro dei miei film "culto" diretto da Robert Altman nel 1970, dovrei averlo visto nel 1971/72 naturalmente a Cavagnolo, venne rieditato nel 77/78 e andai a rivederlo questa volta a Chivasso, una terza volta lo vidi ad una rassegna estiva di un cinema d'essai (forse a Torino) e ovviamente l'ho rivisto in cassetta.
Come dimenticare Occhio di Falco, Bollore, Cassiodoro, Radar......
Un film corrosivo ed irriverente, incredibilmente divertente che tratta un argomento terribilmente drammatico come la guerra.

Nella versione italiana la frase di lancio era: "Mash se ne frega" e la cosa era perfettamente in linea con la mia filosofia di vita tesa al menefreghismo più assoluto, fregarsene di tutto e pensare solo a divertirsi..... tentando comunque di mantenere una propria etica, come i protagonisti del film che in mezzo a dolore e morte non fanno altro che tirarsi brutti scherzi e sfottersi a vicenda, mettendo in ridicolo quelli che si prendono troppo sul serio,  

lunedì 26 settembre 2011

Saluti da....


"Saluti da...." è una Video/Alchimia realizzata da Nervo Riccardo e The Mefi, Opera molto "criptica" a cui neanche gli stessi autori hanno saputo dare un significato, nonostante si siano notevolmente spremuti il cervello non è uscita nessuna logica plausibile, nessun significato accettabile, nessuna "morale" o "filosofia" ma solo un illogica demenza.....
Chiunque si sforzi di trovarci qualche significato compie un gesto assolutamente inutile.... e comunque si assuma le responsabilità delle sue conclusioni!!


Il Video non è altro che alcune sequenze di Koyaanisqatsi riprese da un televisore con una telecamera e rimontate a casaccio, la colonna sonora è costituita da tre differenti versioni di "Contort Yourself" dei Contortions fatte a pezzi e rimontate senza neanche cercare di dare una continuità ritmica (anzi cercando di fare il contrario)..... il tutto venne realizzato in una sera a casa mia, verso le due di notte non sapendo come finirlo abbandoniamo il lavoro, il giorno dopo gli appiccico una "coda" finale, che non c'entra nulla con il resto del video, ma gli dà quel tocco di demenzialità che lo rende incomprensibile. Eureka!!!
L' opera è stata presentata al festival "Cinema Giovani" di Torino nella sezione "Spazio Aperto" insieme a "Pornozilla".

Il video dura circa 18 minuti e per caricarlo su YouTube ho dovuto spezzarlo in due parti

Part 1

Part 2

Buon divertimento........ Beh! si fa per dire!!!!

domenica 25 settembre 2011

Strana pioggia di dischi


"La Periferia" è un piccolo settimanale del chivassese che si occupa di cronaca e politica locale, circa 30 anni fà pubblico un piccolo trafiletto dove si parlava di "Una strana pioggia di dischi" (45 Giri) che aveva colpito Verolengo, Chivasso e Crescentino.
Questa è stata un altra delle nostre "Azioni Assolutamente Inutili".
Avevo comprato per poche lire un enorme blocco di 45 giri, due grossi scatoloni pieni, la maggior parte erano dischi da JukeBox senza copertina ed in condizioni disastrose, qualcosa riuscii a salvare ma la stragrande maggioranza era da buttare. Avevo già un grosso baule pieno di 45 giri che negli anni avevo destinato alla spazzatura, così una sera verso mezzanotte ci viene una grossa illuminazione - eravamo naturalmente io, Paolo e Riccardo  - carichiamo sul ford transit di Paolo i due scatoloni e il baule e ci dirigiamo a Verolengo (non so perchè proprio a Verolengo), Paolo è alla guida, io e Riccardo dietro, percorriamo le strade del paese lentamente ed iniziamo a lanciare dischi dal furgone, a destra e a sinistra, nei cortili, sui balconi, sui tetti, per la strada.... poi ci dirigiamo a Chivasso, nel centro e qui facciamo di più, scendiamo anche dal furgone per infilare dischi sotto alle porte, nelle vetrine, nelle buche delle lettere..... ultima tappa a Crescentino.... inutile dire che ci siamo divertiti come matti.
Erano quelle piccole cose, quei sani divertimenti che davano un senso alle nostre vite, altrimenti così deprimenti, di ragazzi di provincia ("Ribelli con l'urlo nella pelle")